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3 Vitigni autoctoni protagonisti del Rinascimento enologico della Campania

Campania felix, la chiamavano i Romani. Per la fertilità del clima, per la bellezza del paesaggio, per la mitezza del clima. E, ovviamente, anche per la piacevolezza della vita che un posto così favorito dagli dei permetteva di condurre. Non solo Tiberio, dunque, che di Capri fece il suo personale santuario, ma tantissimi patrizi romani elessero questa parte d’Italia a simbolo della loro dolce vita.

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Gualdo del Re, sotto il segno del vino

La Toscana, da sempre, è terra di storia, bellezze naturali e paesaggistiche, cultura, architettura e di vini, celebri in tutto il mondo. Qui, per la precisione a Suvereto, un piccolo comune medievale chiuso ad anfiteatro dai colli che dominano la parte centrale della Toscana, di fronte all’Isola d’Elba e a pochi chilometri dal mare ha casa, vitigno, cantina, ristorante e resort, arredato con garbo e semplicità, Gualdo del Re.

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Uvalino, l'antico e raro vitigno salvato dall’estinzione

Mariuccia Borio di Cascina Castlèt, azienda agricola di Costigliole d’Asti, ha fatto della salvaguardia degli antichi vigneti autoctoni di uvalino la sua personale missione. Per salvare quei rari e salutari grappoli dalla forte impronta territoriale e dalle virtù farmacologiche uniche, il cui vino anticamente si riservava a malati, donne incinte o si regalava alle persone importanti per far bella figura, la signora Borio da quasi 30 anni finanzia la ricerca universitaria affinché l’antica coltivazione di Uvalino possa prosperare.

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