In viaggio con Paolo Mieli

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Andare in giro per il mondo fa parte del mestiere di giornalista. Valigia sempre a disposizione, per essere pronti a partire. In auto, in aereo, in treno. E si finisce per essere di casa negli alberghi di tante città.

Me Gusta Magazine ha chiesto a Paolo Mieli, una delle firme più prestigiose del giornalismo italiano, di raccontarci le sue esperienze di viaggiatore, domandandogli, per prima cosa, quale tipo di viaggiatore si consideri.

Ho sempre viaggiato soprattutto per lavoro: il mio mestiere mi ha sempre portato a muovermi molto, cosa che mi è sempre piaciuta. Vedere posti nuovi, anche se solo di sfuggita, tornare in città e paesi già conosciuti e capire se, quanto e come sono mutati, incontrare nuove persone e ritrovarle a distanza di tempo, a volte anni, è sempre stato un grande piacere. Quando, per lavoro, mi capita di trovarmi in una città, soprattutto se il soggiorno è abbastanza lungo (almeno due o tre giorni!), gli impegni professionali si trasformano in opportunità per vivere dall’interno la vita vera di quel luogo. Appena posso, poi, mi piace recuperare piccoli spazi per me: per fare una passeggiata in mezzo alla gente, per visitare una mostra o un museo o un sito storico o archeologico.

Viaggia solo per lavoro o anche per turismo?

Guardi, forse proprio perché ho la fortuna di muovermi molto per di lavoro, non sento affatto il bisogno di viaggiare per turismo.

Come sceglie gli alberghi in cui soggiorna?

Quando non sono ospitato, li scelgo volentieri di persona, evitando le grandi strutture, le grandi catene internazionali che, anche se il servizio è sempre molto professionale e di alto livello, mi danno una sensazione di impersonalità. Cerco invece hotel non grandi, eleganti e originali, bene inseriti nel contesto delle città; alberghi di atmosfera, charme e calore, dove posso cogliere l’anima del luogo ove mi trovo.

Ci può dire qualche albergo tra quelli che più le sono piaciuti?

Senza dubbio, quello del quale ho il ricordo più vivo, direi fantastico, è il Ciragan Palace Kempinski di Istanbul: ha una piscina riscaldata situata al livello del mare, che regala la sensazione di nuotare, di notte, nelle acque del Bosforo, in mezzo alle navi! In Italia, invece, amo il Grand Hotel Vesuvio di Napoli, anche perché nel corso degli anni ha mantenuto intatto il proprio fascino pur modernizzandosi e offrendo sempre un servizio sempre inappuntabile.

Ci sono stati alberghi che l’hanno delusa?

Difficilmente ho avuto brutte sorprese. Solo una volta, tanti anni fa, ero a Singapore e ricordo di avere alloggiato in un albergo, si chiamava Shangri-la, veramente molto rumoroso e confusionario, oltre che impersonale. Però, ripeto, sono passati tanti anni e, conoscendo la forte tendenza di quella città a rinnovarsi, è quasi certo che oggi lo Shangri-la sia cambiato e che sia un ottimo albergo.

Quali sono le cose a cui presta attenzione, in un albergo?

Se non sono mai stato prima in quell’albergo, appena entro in camera, vado subito a vedere che cosa c’è in bagno: stile e qualità dei prodotti per toilette per me sono un indicatore dell’attenzione per l’ospite, un indicatore per capire la qualità dell’accoglienza in generale.

E la cosa che meno la interessa?

Il servizio in camera, che non uso proprio mai. Per me, mangiare in camera è molto scomodo: è un falso mito di comfort, creato dai film. Invece, mi piace pranzare e cenare nei ristoranti degli Hotel che, spesso, oltre che comodi sono anche ottimi.

Che tipo di cucina predilige?

Poiché mangio quasi sempre fuori, io sono portato ad amare una cucina non elaborata, gustosa ma leggera. E penso che cucinare bene i piatti semplici spesso sia più difficile, perché occorre sapere rispettare le materie prime, che a loro volta devono essere di prima qualità. Questo è il mio metro di valutazione di un ristorante.

E qual è il ristorante d’albergo in cui ricorda di avere mangiato meglio?

Ne cito volentieri due, italiani. La Terrazza dell’Eden, a Roma, dove vado frequentemente: panorama mozzafiato e cucina eccellente. Poi, il Ristorante Caruso, sul Roof Garden del Grand Hotel Vesuvio, a Napoli (che ho citato prima) dove mi sento veramente a casa.

Quanto influisce la presenza di una spa nella scelta dell’Hotel?

Per me, molto poco: non ci vado mai. Con una eccezione: il Capri Palace Hotel di Anacapri.

Il viaggio che consiglia.

Tre città: Praga e Istanbul, che considero le più belle città d’Europa, alle quali aggiungo Lisbona, di cui adoro il clima romantico. In Italia, consiglio a tutti di visitare è la valle di Noto, in Sicilia, luogo dal fascino ineguagliabile.

 

1 Settembre 2019

 

Testo   Giorgio Vizioli

 

 

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