Tra ramen e arte contemporanea

 Se è vero che alcuni tra i locali più famosi che propongono il ramen hanno deciso di essere fedeli alla sua filosofia di consumo, diversa è la formula scelta da Zazà Ramen dove si mangia immersi in alcune importanti opere d’arte contemporanea.

Se è vero che alcuni tra i locali più famosi che propongono il ramen hanno deciso di essere fedeli alla sua filosofia di consumo, diversa è la formula scelta da Zazà Ramen dove si mangia immersi in alcune importanti opere d’arte contemporanea.

Il ramen, celebre piatto di origini cinesi ma ben presto adottato dal Giappone, rappresenta la quintessenza dello street food e, di certo, ne è il padre. Talmente diffuso da meritare tre musei e lui dedicati e dal lontano 1958 anche una versione istantanea che a tutt’oggi conta circa 100 miliardi di confezioni l’anno. È di veloce consumazione (si mangia direttamente sul bancone del locale, dopo averlo ordinato direttamente al cuoco) e permette di saziarsi con gusto spendendo pochi spiccioli. È un piatto sostanzioso a base di noodles (pasta lunga e sottile preparata con farina e acqua, ma senza uova), brodo di pesce o carne generalmente guarnito da ingredienti quali, tra gli altri, cipolle, maiale a fettine, alghe secche, uova, salsa di soia o di miso ma anche sakè e zenzero. Diversi i locali (soprattutto nel nord dell’Italia) che lo propongono, spesso con un alto livello qualitativo: è un business, nel nome del gusto, che funziona guardando alla cultura gastronomica, alla territorialità (ciascuna regione del sol levante propone una sua ricetta) e alla qualità, dato che è un piatto che richiede una lunga, attenta e rigorosa preparazione con materie prime eccezionali.

 Il nome, Zazà, deriva dal celebre ispettore Zenigata, personaggio del famoso cartone animato Lupin III, una metafora che con ironia richiama un piatto del sol levante popolare per il pubblico italiano.

Il nome, Zazà, deriva dal celebre ispettore Zenigata, personaggio del famoso cartone animato Lupin III, una metafora che con ironia richiama un piatto del sol levante popolare per il pubblico italiano.

Se è vero che alcuni tra i locali più famosi che propongono il ramen hanno deciso di essere fedeli alla sua filosofia di consumo (si mangia velocemente in ambienti spartani lasciando immediatamente libero il tavolo ai successivi avventori) diversa è la formula scelta da Zazà Ramen. Strategicamente posto nel centro di Milano, nel cuore pulsante delle zona di Brera, da sempre votata alle arti e alla cultura, è un ristorante raffinato nato nell’inverno del 2013 da un’idea di Brendan Becht e di due imprenditori giapponesi. Il locale si presenta caldo e avvolgente, con bianche volte in pietra, illuminazione industriale, ma senza inutili eccessi di stile, e grandi tavoli in legno. L’impressione visiva, dalla strada, lo fa sembrare piccolo, ma la sua architettura interna, al contrario, ne esalta le dimensioni, anche grazie alla sala inferiore, sapientemente illuminata. Si mangia sul legno vivo, senza tovaglia nè posate; solo bacchette e il cucchiaio per il brodo del ramen, in perfetto stile giapponese. Il nome, Zazà, deriva dal celebre ispettore Zenigata, personaggio del famoso cartone animato Lupin III, una metafora che con ironia richiama un piatto del sol levante popolare per il pubblico italiano. Brendan Becht, nato in Olanda da una famiglia di collezionisti d’arte contemporanea, inizia la sua carriera come chef al Connaught Hotel a Londra, spostandosi poi a Parigi con Pierre Hermé al Fauchon e con Alain Sendersens al Lucas Carton. Nel 1991 arriva a Milano per lavorare con Gualtiero Marchesi e specializzarsi in ristoranti italiani in Giappone. Zazà ramen è quindi frutto della sua curiosità naturale e del suo senso estetico.

Senso estetico che ritroviamo nelle scelte artistiche che Brendan Becht vuole per il suo Zazà Ramen, che ospita abitualmente opere d’arte contemporanea spesso realizzate appositamente per il locale; spazio, ogni sei mesi, a un nuovo artista, perché nulla rimanga fermo, immobile e fine a se stesso. L’ultimo progetto della stagione autunnale consiste in uno speciale murale di Jann Haworth e Liberty Blake: un omaggio alle donne che hanno rivoluzionato la storia. Nota per aver creato assieme a Peter Blake e Joe Ephgraves nel 1967 la copertina dell’album Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles, Jann Haworth assieme alla figlia e artista Liberty Blake ha creato un’opera murale che rende omaggio alle figure femminili che hanno rivoluzionato la storia delle arti, delle scienze, e della giustizia sociale. Con una tecnica a collage che ricorda lo stile dell’iconica cover dei Beatles, “Work in Progress Project” è il murale che ritrae assieme più di 250 volti di donne e che occupa gli spazi di Zazà Ramen, a 50 anni dalla prima personale dell’artista allo Studio Marconi di Milano. Il progetto pensato da Jann Haworth e Liberty Blake è un intervento collaborativo e “in divenire”; presentato per la prima volta nel 2016 allo Utah Museum of Contemporary Art a Salt Lake City, il “murale delle donne” consisteva originariamente di sette pannelli che in soli due anni sono più che raddoppiati. Le due artiste invitano chi è coinvolto nell’organizzazione a proporre nuovi volti di donne che verranno successivamente rappresentati assieme a quelli esistenti, aumentando così la portata rivoluzionaria del messaggio. Sei pannelli dell’originale “Work in Progress Project” animano gli spazi di Zazà Ramen che si popolano così di ritratti, da Laura Dekker (la più giovane velista ad aver completato la circumnavigazione del globo in solitaria) a Indira Gandhi, Frida Kahlo, Maria Montessori, Michelle Obama e, ancora, Yayoi Kusama, Niki de Saint Phalle, Jane Austen, Marie Curie, Tracy Chapman, Twiggy, Coco Chanel, Sylvia Plath, Naomi Klein, Vivian Maier, e moltissime altre…

7 Novembre 2018

 

Testo   Andrea Matteucci
Foto   Zazà Ramen

 

 

CONDIVIDI