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La Spongada: la regina dei forni di Lovere

Phoebe Schauwvliege
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Una piccola gemma all’estremità settentrionale del lago d’Iseo, sponda bergamasca. Siamo a Lovere, uno dei borghi più belli d’Italia, lambito dalle acque del Sebino, con un panorama al tempo stesso quieto e animato. Un po’ come il gusto di un dolce tipico di queste parti, delicato ma anche gustoso: la Spongada, detta anche Spongada Camuna o Focaccia di Breno (dal nome del villaggio in Val Camonica da cui sembra trarre origine. 

“Un tempo, la Spongada era il dolce tipico della Pasqua: i contadini delle valli non avevano molto e quindi, per celebrare la festività, arricchivano la farina della pagnotta quotidiana con uova, latte, burro e zucchero,” spiega Cristina Bellini che, insieme al fratello Luca, gestisce la Casa del Pane, uno dei più antichi forni di Lovere, da oltre sessant’anni di proprietà della sua famiglia.

La Spongada è prodotta in un solo formato, da circa duecento grammi, si mangia a fette, a fine pasto, eventualmente abbinata a un passito, oppure per colazione o merenda. Quella della Casa del Pane è realizzata secondo la tradizione: “è un dolce semplice ma molto piacevole, che i turisti non si stancano di apprezzare, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione”, commenta Cristina.

Ma la Spongada non è l’unica peculiarità di questo panificio d’essai: vi troviamo infatti una vecchia conoscenza dei milanesi, che a Milano non si trova più ma che appartiene ai ricordi più piacevoli di chi giovane non è più: la celeberrima “michetta”, parente della “rosetta” romana, che qui è prodotta secondo le vecchie regole e che infatti non ha nulla da invidiare a quella dei ricordi del tempo che fu. “Il segreto” – rivela Cristina –  “è tutto nella farina: per la michetta occorre una farina di particolare pregio, che costa più delle altre. Forse è per questo che si è persa la tradizione di panificare in questa forma…”. Sarà. Ma dopo avere assaggiato una delle sue michette, possiamo dire che ne vale la pena!  


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