Il Vulcano in una bottiglia

Foto di Vladimir Paklin/Unsplash.

Foto di Vladimir Paklin/Unsplash.

Le pendici dell’Etna sono uno dei posti più belli e soprattutto più particolari per allevare l’uva. La presenza del vulcano (classificato come tra i sei più importanti del mondo tra quelli in attività) è infatti un elemento imprescindibile, che caratterizza in modo totalizzante questo peculiare terroir. Ne influenza infatti il clima, la composizione del suolo, la qualità dell’aria e delle acque che danno linfa alle piante; il modo di coltivare la terra, di vendemmiare e di vinificare. Ma anche le tradizioni e le abitudini della civiltà che su quelle pendici, da sempre, vive. Si tratta di un insieme irripetibile di elementi, che i vini migliori di questa terra esprimono in forma liquida, con i loro colori, i loro aromi, le sfumature del loro gusto.

Foto di Shawn Appel/Unsplash.

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A questi vini d’eccellenza si è unita una nuova prestigiosa bottiglia: si tratta di “Contrada Santo Spirito”, Etna Doc Rosso, prodotto da Palmento Costanzo, una delle più prestigiose realtà della vitivinicoltura siciliana. Un vino prezioso, che l’anima dell’Etna la porta anche fisicamente in etichetta: un leggero pulviscolo di vera lava, delicatamente applicato alla carta dell’etichetta, che offre una emozionante sensazione al tatto di chi ha la fortuna di stapparlo e goderselo.

Se ne producono solo cinquemila bottiglie, ricavate da un’accurata selezione dei grappoli raccolti a mano da vigne secolari allevate ad alberello, situate proprio in Contrada Santo Spirito (donde il nome), nel borgo di Passopisciaro, sul versante Nord dell’Etna.

Siamo a 700-800 metri sul livello del mare, su suoli composti per il 70% da sabbie vulcaniche nere e brune e per la parte restante di sassi e rocce effusive.

“Contrada Santo Spirito” è risultato di un assemblaggio di Nerello Mascalese (90%) e Nerello Cappuccio: ora è in vendita il frutto della vendemmia 2015, svolta alla fine del mese di ottobre. Prezzo in enoteca tra i 35 e i 40 euro.

 

11 Febbraio 2019

 

Testo   Francesco Galimberti
Foto   Vladimir Paklin
  Shawn Appel

 

 

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