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Lo Sforzato, Perla Rara della Vitivinicoltura Italiana

l suo spirito si riflette nel suo nome. Si chiama così, infatti, per ricordare lo sforzo che si richiede alla natura, perché consenta alle uve tenute in sovramaturazione di dare il meglio di sé al momento di trasformarsi in vino.
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Il suo spirito si riflette nel suo nome. Si chiama così, infatti, per ricordare lo sforzo che si richiede alla natura, perché consenta alle uve tenute in sovramaturazione di dare il meglio di sé al momento di trasformarsi in vino. Ma non va dimenticato anche lo sforzo fisico richiesto ai vignaioli, per coltivare e vendemmiare le uve sulle impervie terrazze ricavate alle pendici dei monti di Valtellina.
Parliamo di Sfursat, (Sforzato), perla rara della vitivinicoltura italiana, degno di stare alla pari con altri grandi e celebrati vini, ma meno conosciuto. Forse per il carattere riservato, che lo assimila alle genti e al terroir da cui nasce.

E tra i tanti Sfursat di pregio, Canùa, prodotto da Conti Sertoli Salis, azienda guida nel panorama della produzione valtellinese, si distingue per classe, eleganza e personalità.
“Le nostre vigne” spiega Roberta Dotti titolare della storica cantina sono tutte situate a nord di Tirano, nella parte alta della valle. Vigne antiche, di oltre 50 anni di età, coltivate con le classiche uve Nebbiolo, nella varietà detta chiavennasca”.

“Dopo la vendemmia, prosegue, i grappoli sono lasciati a maturare ulteriormente sulle mantavole (telai in legno con cannicciato), in solaio, almeno fino alla fine di gennaio. Il freddo asciutto dell’inverno fa perdere all’uva quasi il 40% del peso, concentrando aromi, sapori, tannini nobili e zuccheri. Il mosto che si ottiene ha un’alta densità zuccherina (25-30%) e per questa ragione e per la temperatura ancora fredda, la fermentazione alcolica è sempre molto lenta”. 

Canùa è un rosso secco, di corpo, di grande stoffa e calore. Invecchiato prima in barrique poi in botte grande per 36 mesi complessivi, raggiunge livelli di grande eccellenza. Elegante, armonico e affascinante, dà il meglio di sé dopo 10-15 anni di affinamento bottiglia.
Abbinato ai tipici piatti di Valtellina, ma soprattutto come vino da meditazione, non resta che onorare una volta di più il suo nome, facendo il piacevole sforzo di degustarlo.

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