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Salvador Dalí e i vini di Gala

Una presa Surrealista ai piaceri dell’uva. I vini, nel mondo di Salvador Dalì, vengono organizzati secondo le sensazioni che questi creano nelle profondità umane. Attraverso metriche eclettiche come il metodo di produzione, il peso e il colore, presenta i vini del mondo con un approccio surreale e inedito.
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Una presa Surrealista ai piaceri dell’uva. I vini – nel mondo di Salvador Dalì – vengono organizzati secondo le sensazioni che questi creano nelle profondità umane. Attraverso metriche eclettiche come il metodo di produzione, il peso e il colore, Dalì presenta i vini del mondo con un approccio surreale e inedito.

Così TASCHEN, in seguito al successo di Le diners de Gala, presentato l’anno scorso, ha presentato il follow-up sulla viticoltura altrettanto surreale e sensuale dell’artista: Dalí. The Wines of Gala (Dalì. I Vini di Gala, in italiano, ndr).

Gala è il soprannome con cui era conosciuta al tempo la moglie di Dalì, sua musa: una donna di origini russe e dai lineamenti vagamente austeri, dal grande piglio e personalità, che spesso compariva a fianco del marito perché condivideva con quest’ultimo anche la vita mondana ed artistica.

Salvador Dalí

Tra le pagine di Dalí. The Wines of Gala si alternano testi di Max Gérard e Louis Orizet e circa 140 illustrazioni dello stesso Dalí; a seconda del metodo di produzione, del colore e di altri parametri, le diverse tipologie disponibili sul mercato internazionale sono state suddivise sulla base di quelle che Dalì definì “le sensazioni che suscitano nel nostro io più profondo”.

Così facendo, sono state definite le categorie Vini di generosità, Vini di frivolezza, Vini di sensualità, Vini dell’Impossibile, Vini della Luce e altri ancora. La prima sezione si concentra su Dieci vini del Divino, tratteggiando una  panoramica di 10 importanti regioni viticole, mentre la seconda sviluppa l’ordinamento rivoluzionario del vino da Dalí per esperienza emotiva, invece di geografia o varietà.

Invece di qualunque classificazione prescrittiva, Dalì propone un manifesto flessibile e libero di gusto e di sentimento, tanto un tratto multisensoriale come un documento corposo dell’opera tardiva di Dalí, in cui l’artista ha riflettuto sulle proprie influenze formative e ha raffinato la sua eredità culturale.

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