Il vino come forma d’arte

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Già il nome, Astemia Pentita, dice molto (ma non tutto…), raccontando la storia di un’imprenditrice creativa, quasi visionaria, che ha cambiato idea. Sono percorso e scelta di Sandra Vezza, da sempre votata alla sola acqua, che una decina di anni or sono si innamora del vino, arrivando a eleggerlo come sua professione. A Barolo, nel cuore delle Langhe piemontesi, prende quindi vita il suo progetto di produzione vitivinicola con l’acquisto della vigna, a seguito della conoscenza del tutto fortuita di un’anziana coppia di facoltosi signori langaroli che da tempo desiderano vendere i loro terreni. E’ un colpo di fulmine: l’affare si fa, ma non è solo una questione di cuore e di istinto. E’ investimento, sia in termini meramente economici sia nella quasi necessaria volontà di diversificarsi dai più potenti e importanti competitors in una zona, quella delle Langhe, quasi interamente votata alla produzione vitivinicola. L’Astemia Pentita prende quindi forma con un percorso, una strategia imprenditoriale e una fisionomia difficilmente replicabili: non solo vini d’eccellenza, ma una vera e propria cantina pop, come la definisce la stessa proprietaria, un’azienda “dinamica anche da ferma”, come recita il pay-off coniato da Sandra Vezza. Una produzione di alta qualità in una location moderna e di evidente impatto scenico ma rispettosa dei luoghi e della natura in cui si trova inserita, con un occhio di riguardo (ma con stile, classe e rigore estetico attentamente pensati, voluti e ben precisi) all’arte contemporanea e agli oggetti di design degli arredi.

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L’edificio, disegnato dall’architetto Gianni Arnaudo, si contraddistingue per un’estetica smaccatamente pop: appoggiata come una scultura sulla collina tra i filari dei vigneti, la cantina è infatti costituita da due grandi volumi sovrapposti, che evocano le forme di due casse da vino e ospitano il wine shop, a piano terra, e la sala degustazioni e ricevimento clienti al piano superiore. L’architettura, dove il legno è protagonista per un assoluto rispetto dell’ambiente, evoca quindi le cassette, non solo per le forme e i materiali usati, ma anche per i tipici elementi grafici dei contenitori per vini che diventano decorazione insieme all’anno di inizio (2010) e a quello di fine costruzione (2016), chiaramente visibili nella facciata. I prospetti dell’Astemia Pentita si aprono su quattro versanti, rivolti sui vigneti e sulle colline: una grande vetrata continua definisce sia il piano inferiore sia quello superiore, mentre le altre tre superfici dei rispettivi parallelepipedi presentano prospetti volutamente chiusi. Il cuore produttivo della cantina è completamente interrato con la volontà di rispettare il più possibile il paesaggio, così come non è presente nessuna recinzione; solo filari di vite, proprio per sottolineare la sua appartenenza al territorio circostante. Gli interni, personalmente scelti e disegnati da Sandra Vezza, privilegiano materiali naturali che tradizionalmente hanno un legame con la produzione vitivinicola, come la rafia, usata per avvolgere le bottiglie e proteggerle durante il trasporto e usata anche per il rivestimento dei pavimenti, per un’estetica inedita e unica. Alla pavimentazione, che evoca la natura e la tradizione, si contrappongono i soffitti, che presentano grandi dipinti murali, realizzati da artisti locali, dall’estetica pop e surrealista. L’arredo dell’Astemia Pentita presenta alcuni dei prodotti must di Gufram, come il divano Bocca (Studio 65, 1970), il Cactus (Guido Drocco e Franco Mello, 1972), la poltrona Roxanne (Michael Young, 2017). Al piano interrato si trova la poltrona gigante Mikey dei Sogni disegnata nel 1972 da Studio 65 che sovrasta le grandi botti. Il legno chiaro degli esterni e la sua estetica calda si ritrova anche in alcuni degli arredi interni come la sedia Leggera di Giò Ponti e le poltroncine Chignon disegnate da Lucidi Pevere per Gebrüder Thonet Vienna. Anche le bottiglie diventano oggetti di design e collezione, raffigurando gentiluomini e dame in abito elegante; un omaggio alle persone, enfatizzate nel lato maschile e femminile delle sue morbide forme.

30 gli ettari dell’Astemia Pentita tra i comuni di Barolo e Monforte, per 10 etichette prodotte, dal Barolo al Langhe Nebbiolo, dal Barbera al Dolcetto d’Alba, fino ai rosati e ai bianchi come il Riesling: tra questi, l’azienda ha attuato un recupero dei vitigni autoctoni e meno conosciuti come il Nascetta, che dal 2010 ha acquistato la sua denominazione autonoma e che oggi viene prodotto da soli 30 produttori in tutto il mondo. Tre le punte di diamante della cantina: il Barolo Cannubi DOCG, dal colore granato e dalle peculiari note fruttate e speziate (36 mesi in botte), il Barolo Connubi Riserva 2011 (36 mesi in botte e 24 in bottiglia), vino maturo e complesso, e il Barolo Cru Terlo, meno noto ma altrettanto importante, dal sapore apparentemente scontroso e quasi rustico, ma di grande personalità.

 
 

7 Gennaio 2019

 

 

 
Testo   Andrea Matteucci
Foto   Delfino Sisto Legnani
  Marco Cappelletti

 

 

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