I vini di Leonardo da Vinci

“Uve” di Bartolomeo Bimbi (circa 1700). Bimbi creò una vera e propria ampelografia visiva delle uve del suo tempo. Pittore della corte medicea a Firenze, fu incaricato da Cosimo III di riprodurre frutti, ortaggi, fiori ed animali, “perchè ne rimanesse sempre viva la memoria”. Le sue opere sono una fedele testimonianza di queste varietà e specie in Toscana alla fine del ‘600.

“Uve” di Bartolomeo Bimbi (circa 1700). Bimbi creò una vera e propria ampelografia visiva delle uve del suo tempo. Pittore della corte medicea a Firenze, fu incaricato da Cosimo III di riprodurre frutti, ortaggi, fiori ed animali, “perchè ne rimanesse sempre viva la memoria”. Le sue opere sono una fedele testimonianza di queste varietà e specie in Toscana alla fine del ‘600.

“Se seguirete i miei insegnamenti berrete un vino eccellente”. Così, nel 1515, scriveva Leonardo da Vinci al suo fattore, a Fiesole, come premessa ad una elencazione di tecniche di vinificazione che doveva eseguire. Ed ecco che, dopo 500 anni, emerge anche il Leonardo che con un termine moderno potremmo definire winemaker, impegnato a studiare le pratiche necessarie per arrivare a produrre il vino ideale. Queste indicazioni produttive, all’epoca veramente pionieristiche, adesso sono state adottate come linee guida dallo staff tecnico delle Cantine Leonardo da Vinci spa, con sede a Vinci, bellissima cittadina toscana circondata da un mare di vigne, nel progetto “Metodo Leonardo” per produrre vini di qualità.

Il “Metodo Leonardo” è stato illustrato a Milano, nella fantastica Villa Necchi Campiglio – sede del Fai, Fondo ambiente italiano – prima con gli interventi di Simonpietro Felice, amministratore delegato delle Cantine Leonardo da Vinci, poi da Alessandro Vezzosi, studioso che di Leonardo sa veramente tutto e Luca Maroni, analista sensoriale che ha tradotto le indicazioni del Toscano in un metodo a cui riferire le tecniche odierne e siccome il Genio – davvero universale e in questo caso anche del vino – non disdiceva la buona cucina, per completare la grande festa milanese, il management dell’azienda vinciana, ha coinvolto Cristina Bowerman, chef dal temperamento creativo e dalla cucina originale e ricercata, che ha studiato piatti per omaggiarlo, immaginando di cucinare per lui e riuscire a stupirlo; i piatti, comunque, sono stati molto apprezzati dagli ospiti presenti all’evento.

Guido Reni, Bacco (Fanciullo), 1620 circa. Oggi conservato nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze.

Guido Reni, Bacco (Fanciullo), 1620 circa. Oggi conservato nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze.

Ai piatti originali e multisensoriali studiati dalla Bowerman per creare un percorso culinario in grado di coinvolgere i 5 sensi – con il cibo che diventa materia creativa, intellettuale, spunto di riflessione e conoscenza di tecniche e culture nuove – sono stati abbinati i vini di Cantine Leonardo da Vinci, realizzati seguendo appunto il “Metodo Leonardo” e che, dice Simonpietro Felice “è la reinterpretazione moderna dell’approccio lasciato dal Genio in materia vitivinicola. Si tratta di 5 collezioni di vino che raccontano un aspetto diverso dello straordinario legame di Leonardo con il vino”.

Tre collezioni sono destinate all’horeca e due all’off trade. E, cioè, “Villa Da Vinci” che propone 4 cru toscani provenienti dai vigneti che appartenevano alla famiglia di Leonardo e rappresentano una delle più belle espressioni dell’azienda vinciana, a base di Sangiovese, Merlot, Syrah e Vermentino in purezza o in associazione; “1502 Da Vinci in Romagna”, linea dedicata alle eccellenze dei vitigni romagnoli, tutti doc, ottenuti da uve Sangiovese, Trebbiano e Pignoletto; “Da Vinci – I Capolavori” che è una selezione delle più prestigiose e rappresentative denominazioni enologiche italiane tra Amarone della Valpolicella e Brunello di Montalcino, Chianti e Barolo, indicati con i nomi dei capolavori leonardeschi; “Leonardo da Vinci”, selezione dei vini più rappresentativi di Toscana e Romagna, dal Chianti al Rosso di Montalcino, dal Sangiovese al Trebbiano doc, dalla Vernaccia di San Gimignano al Vermentino. E, infine, “Leonardo Geniale”, bianco e rosso d’Italia con formato e packaging innovativo come il contenuto di 187 ml che è ritenuta la dose consigliabile da consumare quotidianamente.

La Cantina che porta il nome del Genio, ha pure acquisito immobili appartenuti alla sua famiglia, come la casa natia ed alcune vigne e, quindi, dice Simonpietro Felice, “abbiamo sentito l’obbligo di dare vita ad un progetto finalizzato a fare conoscere il contributo che Leonardo ha dato al mondo del vino. I primi obiettivi del progetto sono stati raggiunti con la realizzazione di due musei a Vinci dedicati a Leonardo” e, cioè, il “Museo ideale Leonardo da Vinci” che documenta la complessità di Leonardo artista, scienziato, inventore, designer, che raccoglie documenti e opere d’arte; e il “Museo Leonardo e il Rinascimento del vino”, allestito nella tenuta storica della famiglia del Genio, che approfondisce il suo rapporto con il mondo dell’agricoltura, il territorio, gli alimenti e il vino.

Gli obiettivi della festa che le Cantine Leonardo da Vinci hanno organizzato a Milano quali sono? Risponde Felice con una battuta “venite a Vinci, vedrete e non ve ne pentirete”.

 

4 Ottobre 2019

 

Testo   Michele Pizzillo
Foto   Ufficio stampa Leonardo da Vinci spa

 

 

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