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I Macaron al sapore di Marina Abramovic

Kreemart
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Il concetto di gusto evoca due tipi di esperienze: la sensazione del sapore e la scelta in autonomia. Più che il semplice sapore, il gusto può riferirsi all’accumulo di scelte che ognuno di noi compie in ogni aspetto della vita e che eventualmente determina la nostra individualità all’interno del sempre crescente mondo attorno a noi. Il gusto si può sempre ricondurre a una scelta. 

Quando mi hanno detto che avrebbero riprodotto il mio sapore, mi hanno posto moltissime domande… cosa mi piace, i colori, gli odori, i paesaggi naturali, le memorie dell’infanzia… tutto questo è confluito nel mio Pastry Portrait®” commenta Marina Abramovic l’artista serba regina della performance e ormai molto nota in tutto il mondo per il suo approccio rivoluzionario.

Il mio lavoro” continua “è principalmente immateriale, perchè mi occupo di performance art che è immateriale, è concettuale e limitata dal tempo. Il lavoro di Kreëmart con lo zucchero è anch’esso completamente immateriale, perchè si mangia e una volta mangiato è andato. Quello che rimane è la memoria di quello che si ha mangiato. Quello che è sensazionale del “Gusto” è la memoria che rimane all’interno della bocca, un’esperienza davvero intensa”. 

Kreëmart, fondato da Raphaël Castoriano dopo un lungo passato nell’arte contemporanea, è un collettivo collaborativo artistico che aiuta, dal punto di vista tecnico, gli artisti che decidono di lavorare con lo zucchero. Tra i vari con cui hanno collaborato, ci sono nomi illustri, come Maurizio Cattelan, Rirkrit Tiravanija, Vik Muniz, Terence Koh, Kalup Linzy, Anselm Reyle e Richard Tuttle.

Così sono nati i macaron con stampato lo stemma di famiglia degli Abramovic, composto da simboli sia di forza che di fragilità, di colore blu scuro che richiama la memoria dei genitori di Marina, entrambi eroi di guerra. Una collaborazione che ha visto lavorare a stretto contatto il parigino Ladurée,  Castoriano e l’Abramovic per dare vita alla prima pietanza che sa di una persona, dei suoi ricordi, del suo bagaglio di esperienze.  Più che un oggetto si tratta di un opera concettuale, l’enfasi dell’aspetto performativo dell’esperienza di gustare.