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Tra vino e storia dell’Oltrepò Pavese

Poche zone vitivinicole in Italia non sono adeguatamente conosciute e apprezzate come l’Oltrepò Pavese. Un’area che già nella sua forma ricorda il grappolo dell’uva e che si caratterizza per due prerogative rare. La prima è l’ampiezza della gamma produttiva. In Oltrepò si produce infatti, a livelli di eccellenza, praticamente ogni tipologia di vino: rossi importanti e di più facile beva, bianchi fermi e leggermente frizzanti, bollicine metodo classico e di autoclave, bianche e rosate, vini dolci e passiti. Un eclettismo che affonda le sue radici, è il caso di dirlo, in una varietà di suoli, climi, pendenze, altitudini ed esposizioni che consentono a ogni uva di trovare il contesto più adatto per dare il meglio di sé.

La seconda caratteristica, stretta parente della prima, è la tipicità delle uve allevate in Oltrepò: da un lato, vitigni internazionali tra i più nobili, come il Pinot Noir e il Riesling Renano, trovano sulle colline oltrepadane uno dei contesti più vocati per esprimere la loro grande potenzialità; dall’altro, cultivar autoctoni, come la Croatina, danno origine a prodotti di grande riconoscibilità e piacevolezza. 

E per simboleggiare questa peculiarità, il Consorzio di Tutela ha voluto realizzare nella Tenuta di Riccagioia “Gioiello Bianco”: vino non in commercio, riservato agli ospiti e ai pranzi ufficiali, ottenuto dall’assemblaggio di ben quindici diversi vitigni a bacca bianca!

Pur essendo vicino a una grande metropoli – Milano, la principale piazza commerciale italiana per il settore del vino – l’Oltrepò pavese in passato non ha trovato la giusta valorizzazione. Ma ora che tutti parlano di ripartenza, di nuovo inizio, sembra proprio che la zona stia ripartendo con il piede giusto. Da un lato, con l’intenzione di valorizzare un patrimonio enoico di rara importanza, una tradizione plurisecolare e un terroir in cui natura, arte, tradizione, ambiente, ospitalità e gastronomia si fondono armoniosamente con la produzione vinicola. Ma, d’altro canto, anche trovando il coraggio di battere strade nuove, in termini di strategie di mercato, comunicazione, attenzione ai consumatori, definizione e consolidamento dell’identità collettiva. Si tratta di obiettivi ambiziosi, da raggiungere attraverso un percorso impegnativo. E certamente la recente nomina del nuovo direttore del Consorzio, Carlo Veronese, esperto e innovatore, sta facendo sentire i suoi primi effetti soprattutto, per ora, in termini di motivazione al cambiamento. 

Il vento che spira in questi mesi sembra quindi quello adatto e non è un caso che le prime azioni promozionali della primavera di questo disgraziato 2020 siano organizzate proprio in Oltrepò: c’è una gran voglia di tornare al passato e al tempo stesso di cambiare passo. Realtà diverse – come Marchese Adorno (Retorbido), Travaglino (Calvignano), Ca’ di Frara (Mornico Losana) – pur in presenza di produzioni quantitativamente rispettabili, puntano sulle loro etichette di eccellenza, in grado di confrontarsi con la concorrenza più agguerrita e di contribuire alla crescita non solo economica, ma anche qualitativa e d’immagine, dell’Oltrepò pavese.