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L’arte del Negroni

Spiros Halaris

Partendo dalle tre parti uguali di Vermouth rosso, London Dry gin e l’insostituibile Campari che lo compongono, il Negroni nel tempo ha costruito un vero e proprio immaginario attraverso letteratura, arte e cinema. Il Negroni viene infatti bevuto ad esempio da James Bond nel film For Your Eyes Only; Ernest Hemingway lo inserì in Across the River and Into the Trees; si dice che Audrey Hepburn facesse servire il Negroni alle feste da lei organizzate durante le riprese di Roman Holiday e che Orson Wells ne fosse diventato un estimatore dopo averlo scoperto a Roma nel 1947 durante le riprese di Black Magic.

Guardando a questa affascinante storia, alcune delle voci più interessanti del panorama artistico italiano e internazionale, sia artisti emergenti che mid-career, sono stati chiamati a interpretare l’iconico cocktail. Campari ha ispirato artisti provenienti da ogni parte del mondo collaborando con partner come il Central Saint Martins College of Art and Design of London, lo IED – Istituto Europeo di Design di Milano e il collettivo artistico Visionar, di Milano.

La mostra N100. The Art of Negroni  – visitabile dal 21 Novembre al 20 dicembre 2019 alla galleria Campari – è dedicata a 29 interpretazioni artistiche dell’iconico cocktail dall’anima Campari, nell’anno del suo centenario. Il cocktail venne infatti inventato nel 1919 a Firenze al Caffé Casoni da Fosco Scarselli, dopo che il colto e raffinato conte Camilo Negroni gli chiese di aggiungere del gin al posto della soda al suo drink preferito, l’Americano.

Gli artisti coinvolti per l’Italia sono Alvvino, Giacomo Bagnara, Iolanda Bellotti, Elenia Berretta, Margherita Terraneo, Alessandro Cripsta, Federico Epis, Luca Font, Elisa De Alencar Rodrigues, Jacopo Rosati e Francesco Poiana.

La mostra presenta anche un ampio sguardo internazionale con le opere di Michael Corridore e Jamie Preisz dall’Australia; André Clemente dal Brasile; Søren Behncke dalla Danimarca; Emil Wikström dalla Finlandia; Julia Spiers dalla Francia; Alicia Martha Gisela Stricker dalla Germania; Spiros Halaris dalla Grecia; Jan Chan da Hong Kong; Rupert Whale dall’Inghilterra; Lianne Nixon dall’Olanda; El Marquès, Lu J Son e Pablo Castaneda dalla Spagna; Jeanette Getrost dagli Stati Uniti. 

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Federico Epis

L’allestimento N100. The Art of Negroni presenta i risultati di queste collaborazioni e si configura come una variegata raccolta di installazioni creative, illustrazioni, opere pittoriche e fotografiche dedicate al Negroni e a ciò che esso rappresenta, sia nell’immaginario collettivo sia nella visione personale degli artisti coinvolti.

La varietà delle opere presentate testimonia differenti approcci che nello stile richiamano la raffinata cartellonistica di Campari dei primi del Novecento, ma anche le spinte futuriste in stile deperiano e il celebre lettering delle opere di Bruno Munari, mentre i soggetti rappresentati si ispirano all’iconica bottiglia di Campari, alle note botaniche degli ingredienti del cocktail, fino a interpretazioni del tutto astratte che evocano i profumi e gli aromi del Negroni.

L’attitudine di Campari, visionaria e tesa al futuro, è quindi da sempre fonte di ispirazione non solo per i bartender. Attraverso un approccio classico e contemporaneo insieme, il brand ha stretto sodalizi artistici con illustratori, pittori, registi, poeti, disegnatori italiani internazionali, contribuendo allo sviluppo di una visione imprenditoriale e di marca all’avanguardia. N100.The Art of Negroni è quindi un omaggio anche alla straordinaria opera di Campari che, fin dalle sue origini nel 1860, ha fatto delle arti il suo veicolo narrativo e comunicativo prediletto.