I primi 50 anni di Mr Chow

M con Jean-Michel Basquiat e sua madre, Matilda Andrades, da Mr Chow 57esima strada nel 1984, in una fotografia di Andy Warhol.

M con Jean-Michel Basquiat e sua madre, Matilda Andrades, da Mr Chow 57esima strada nel 1984, in una fotografia di Andy Warhol.

Quando nel febbraio 1968 Michael Chow accantonò il suo sogno di diventare un artista per aprire un ristorante – si era precedentemente formato in pittura alla Central St. Martins prima di lottare per dieci anni per costruirsi una carriera – non intendeva sacrificare neanche un po’ della sua passione artistica. Fin dall’inizio, il suo ristorante omonimo mirava ad abbagliare i commensali occidentali con la cucina cinese più raffinata, presentata in grande stile. Non si trattava semplicemente di “uscire a mangiare”. Era teatro.

C’erano le celebrità, naturalmente, il primo Mr Chow, a Knightsbridge, Londra, che aprì le sue porte il 14 febbraio del 1968, fu una calamita immediata, attirando, tra i primi, anche i Beatles e i Rolling Stones. Più tardi, quando il ristorante si espanse a Beverly Hills, ci furono avvistamenti di Mae West, Jack Nicholson e Federico Fellini. Ma è stato Chow a creare il palcoscenico perfetto. Ogni sera è uno spettacolo e ogni dettaglio è importante. Questo è il mantra di Mr. Chow, che ora si fa chiamare semplicemente “M”. “Il più grande equivoco è pensare che un ristorante sia come una banca. Non è come una banca, è come un musical. Il sipario si alza e si inizia a cantare” ha raccontato in un’intervista alla CNN. “La regola numero uno del teatro è non annoiare mai il pubblico”.

"Ritratto di Michael Chow" di Andy Warhol (1984).

"Ritratto di Michael Chow" di Andy Warhol (1984).

Centinaia di opere hanno abbellito le pareti di vari ristoranti Mr Chow, create da star del mondo dell’arte e amici che includono Jean-Michel Basquiat, Julian Schnabel, Ed Ruscha, David Hockney e Richard Prince. La maggior parte, ritratti dello stesso M.

Mr Chow da lì è cresciuto fino 9 ristoranti. Dopo Beverly Hills è arrivato alla 57a strada a Manhattan e alla fine ha aperto a Kyoto in Giappone. Ma anche Seoul, nel quartiere Tribeca a New York, Miami, Las Vegas, Malibu in California e Città del Messico (attualmente ne rimangono sette). Quando Mr. Chow sulla la 57esima strada a New York ha inaugurato nel 1979, il ristorante è subito diventata una caffetteria per i giganti dell’arte e, alla fine, M divenne il loro soggetto.

"Mr. Chow" (2017) di Jonas Wood.

"Mr. Chow" (2017) di Jonas Wood.

Ciò che era davvero notevole era come, in un momento in cui il cibo cinese negli Stati Uniti era relegato ad essere a buon mercato e da asporto, il signor Chow ne ha sottolineato la raffinatezza, rivoluzionando il mercato. Nei ristoranti si viene accolti da camerieri francesi e italiani; le tovaglie sono stirate, le posate pesanti, le porzioni piccole e i prezzi alti. 

Molti potrebbero dire che ne vale ancora la pena per l’ambiente da solo – l’arte ben curata, gli abbinamenti di Champagne, gli avvistamenti di celebrità quasi garantiti – Chow ha però insistito sul fatto che il cibo non è accessorio. I migliori cuochi vengono reclutati da Hong Kong e Pechino per giocare con la cucina in stile tradizionale e rigorosamente non fusion.

Micheal Chow racconta il suo approccio alla ristorazione in occasione dell’apertura di Mr Chow a Las Vegas al Caesars Palace.

In Mr Chow: 50 Years, un ibrido di memorie e tavolino da caffè edito da Prestel, Chow presenta una collezione di ritratti, fotografie e riflessioni dai suoi 50 anni di carriera come icona del cibo, dell’arte, dell’alta società e del design di ristoranti. Il libro raccoglie anche storie e foto di M e della sua famiglia, tra cui la sua ex moglie Tina Chow, di importanti artisti del XXI secolo, tra cui Helmut Newton, Inez e Vinoodh, nomi tratti dal libro degli ospiti che includono davvero tutti, da Muhammad Ali a Francis Ford Coppola a Winona Ryder, in una storia illustrata dei piatti più famosi di Mr Chow, la maggior parte dei quali sono rimasti nel menu per 50 anni.

"Mr Chow L.A." (1973) di Ed Ruscha.

"Mr Chow L.A." (1973) di Ed Ruscha.

Michael Chow è nato Zhou Yinghua da una ricca famiglia di Shanghai. Suo padre, Zhou Xinfang, era un prolifico interprete dell’opera di Pechino prima di essere arrestato e imprigionato durante la Rivoluzione Culturale. Nel 1952, il tredicenne Chow fu mandato a Londra per sfuggire alle turbolenze politiche. Chow continuò a studiare architettura, e più tardi cercò di proseguire come pittore. Alla fine decise di mettere da parte l’arte e aprì il suo primo ristorante, famoso per l’impeccabile arredamento europeo, i camerieri italiani e la cucina cinese, un’espressione interculturale mai sentita all’epoca. Un’esperienza estetica coinvolgente, che fonde arte, architettura, performance e innovazione culinaria. Il tutto accompagnato con i migliori Champagne.

La copertina del libro “MR Chow: 50 Years”, edito da Prestel, realizzata da Keith Haring.

La copertina del libro “MR Chow: 50 Years”, edito da Prestel, realizzata da Keith Haring.

Se visitate il Mr Chow a Knightsbridge, potete ancora sedervi sulle sedie originali al tavolo che Paul McCartney e John Lennon condividevano e guardare mentre il personale è al centro della scena per trasformare enormi quantità di pasta in morbidi Lamian, mentre il cameriere accende una candela per osservare il sedimento prima di decantare il vino. 

“L’impatto del ristorante originale di Mr Chow non può essere sottovalutato”, scrive Sir Terence Conran nella prefazione del libro. “Non dimentichiamo che [Londra] non era una città la cui mandibola si abbassava facilmente… Ma quando Mr Chow ha aperto a Knightsbridge nel 1968, era qualcosa di completamente diverso… Era sempre così terribilmente buono e glamour, e lui ci sedusse tutti”.

 

19 Maggio 2019

 

Testo   Alberto Greifen

 

 

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