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Bollicine a Teano

Quattro bollicine, molto diverse tra loro ma legate da un triplo filo conduttore. Prima di tutto, un confronto di terroir: Sicilia, Marche, Veneto e Piemonte. In secondo luogo, un confronto di uve: tre autoctoni (Glera, Grillo, Verdicchio) e un classico assemblaggio da spuma (Pinot Nero e Chardonnay). Infine, un confronto di metodi di spumantizzazione: Martinotti-Charmat da un lato, Metodo Classico (Champenois) dall’altro.
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Quattro bollicine, molto diverse tra loro ma legate da un triplo filo conduttore. Prima di tutto, un confronto di terroir: Sicilia, Marche, Veneto e Piemonte. In secondo luogo, un confronto di uve: tre autoctoni (Glera, Grillo, Verdicchio) e un classico assemblaggio da spuma (Pinot Nero e Chardonnay). Infine, un confronto di metodi di spumantizzazione: Martinotti-Charmat da un lato, Metodo Classico (Champenois) dall’altro.

Il tutto, nella spettacolare cornice del raffinato resort Agra, a Francolise in provincia di Caserta, in una serata organizzata dal Club Sidicino di Teano, a testimonianza della vivacità culturale della provincia italiana a tutte le latitudini, spesso messa in ombra dalle luci delle grandi città e invece in grado di produrre iniziative di ottimo livello. 

Il primo a essere degustato, in efficacissimo abbinamento con un antipasto di salumi e formaggi locali, oltre che con i fritti della tradizione campana, è stato Iratus Extra Dry della Cantina Baglio Aimone. Situati all’interno dell’area WWF di Mazara del Vallo, i suoi vigneti si caratterizzano per essere protetti con sistemi antiparassitari di lotta integrata utilizzando le api. Prodotto con il Metodo Martinotti-Charmat da Grillo in purezza, Iratus è stato apprezzato per i profumi e la vivacità con cui ha accompagnato una portata così caleidoscopica, aprendo il pasto.

Al bis di primi è stato invece accostato il Prosecco di classe della Tenuta Rivaluce, a sua volta rifermentato in autoclave, che con la sua freschezza e la sua articolata gamma di aromi ha valorizzato sia un originale risotto al gorgonzola, broccoli e scorze di arancia (quanto di più lontano dalla tradizione locale, ma veramente notevole) sia i maccheroncini alla genovese, ricetta iconica della tradizione partenopea a base di carne e cipolle, anch’essa leggermente ritoccata, guadagnandone in delicatezza.

A seguire, per un tenerissimo maialino al forno con patate è stata la volta di un Metodo Classico: il Pinot Chardonnay dell’Azienda piemontese Batasiolo. Vino di grande lignaggio e complessità, che ha sostenuto in modo impareggiabile il confronto con l’importante portata alla quale è stato abbinato. 

Infine, la sfida più rischiosa, ossia quella con il dolce – una quenelle di semifreddo ai frutti di bosco – è stata riservata al Verdicchio biologico della Maison Broccanera. Le bollicine marchigiane – un Metodo Classico Dosaggio Zero, affinato 60 mesi sui lieviti – sono uscite a testa alta, riscuotendo unanime consenso.

Per chi ha avuto la fortuna di partecipare alla kermesse è stata un’esperienza appagante e un’ennesima dimostrazione di una produzione spumantistica nazionale di livello assoluto e unica al mondo per varietà e poliedricità.

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