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3 Vitigni autoctoni protagonisti del Rinascimento enologico della Campania

Campania felix, la chiamavano i Romani. Per la fertilità del clima, per la bellezza del paesaggio, per la mitezza del clima. E, ovviamente, anche per la piacevolezza della vita che un posto così favorito dagli dei permetteva di condurre. Non solo Tiberio, dunque, che di Capri fece il suo personale santuario, ma tantissimi patrizi romani elessero questa parte d’Italia a simbolo della loro dolce vita.

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Gualdo del Re, sotto il segno del vino

La Toscana, da sempre, è terra di storia, bellezze naturali e paesaggistiche, cultura, architettura e di vini, celebri in tutto il mondo. Qui, per la precisione a Suvereto, un piccolo comune medievale chiuso ad anfiteatro dai colli che dominano la parte centrale della Toscana, di fronte all’Isola d’Elba e a pochi chilometri dal mare ha casa, vitigno, cantina, ristorante e resort, arredato con garbo e semplicità, Gualdo del Re.

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Torna il Testarossa La Versa: Prestigiose Bollicine, Trionfo di Pinot Nero

Ricominciare dal Top. Ossia da un prodotto che è simbolo non solo di una delle più importanti Cantine cooperativistiche italiane, ma di una intera regione vitivinicola, l’Oltrepò Pavese. Il nuovo Testarossa, cuvée top di gamma di Santa Maria La Versa Metodo Classico, ha tutte le carte in regola per rinverdire i fasti di un passato che sembrava tramontato per sempre.

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Uvalino, l'antico e raro vitigno salvato dall’estinzione

Mariuccia Borio di Cascina Castlèt, azienda agricola di Costigliole d’Asti, ha fatto della salvaguardia degli antichi vigneti autoctoni di uvalino la sua personale missione. Per salvare quei rari e salutari grappoli dalla forte impronta territoriale e dalle virtù farmacologiche uniche, il cui vino anticamente si riservava a malati, donne incinte o si regalava alle persone importanti per far bella figura, la signora Borio da quasi 30 anni finanzia la ricerca universitaria affinché l’antica coltivazione di Uvalino possa prosperare.

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Progetto F, il Merlot da collezione

F: è la sesta lettera dell’alfabeto ma è anche, soprattutto in questo caso, il nome di un’idea divenuta realtà. Ed ecco il nome completo, Progetto F. Si scriveva di un’idea; un progetto pensato (siamo agli inizi del 2015), voluto e realizzato da Nico Rossi, vulcanico ed estroverso proprietario insieme alla moglie Maria Teresa di Gualdo del Re.

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Italian wines? Esportazioni record

Il vino italiano si presenta a Vinitaly 2019 con il vento in poppa: sia in Italia sia, in misura ancora più marcata) all’estero. I dati sulle esportazioni e e sulle vendite nella GDO parlano chiaro: per le bottiglie tricolori è un momento d’oro. E un’opportunità da non perdere, per consolidare ulteriormente questi dati positivi.

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Contaminazioni suprematiste tra arte e vino

Ha un nome altisonante, Mirvita Opificium ArteVino, che racchiude in sé, soprattutto nell’ultima parola, le due passioni del fondatore: arte e vino. È nel cuore della Puglia Sveva, a pochi passi da Castel del Monte, che nel 1990 Donato di Gaetano, economista appassionato produttore di vini di eccellenza, fonda l’azienda agricola Tor de’ Falchi e, successivamente, crea il marchio Mirvita Opificium ArteVino. Al centro di una serie di progetti di riqualificazione rurale e produttiva avviati nel 2008 la proprietà ha riconvertito i vigneti, ha interamente ristrutturato l’antica masseria, adibita ora a struttura di accoglienza per il turismo enogastronomico.

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Il Vulcano in una bottiglia

Le pendici dell’Etna sono uno dei posti più belli e soprattutto più particolari per allevare l’uva. La presenza del vulcano è infatti un elemento imprescindibile, che caratterizza in modo totalizzante questo peculiare terroir. Ne influenza infatti il clima, la composizione del suolo, la qualità dell’aria e delle acque che danno linfa alle piante; il modo di coltivare la terra, di vendemmiare e di vinificare.

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Il Tuchì, una gemma poco nota della Pianura Padana

Da quando il Tocai non ha più potuto chiamarsi con il suo nome, i produttori italiani di questo affascinante vitigno, ricco di storia e tradizione, sono andati in ordine sparso (ingenerando anche non poca confusione sul mercato): in Friuli l’hanno chiamato Friulano, mentre in Veneto si chiama Tai bianco.

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