Contaminazioni suprematiste tra arte e vino

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Ha un nome altisonante, Mirvita Opificium ArteVino, che racchiude in sé, soprattutto nell’ultima parola, le due passioni del fondatore: arte e vino. È nel cuore della Puglia Sveva, a pochi passi da Castel del Monte, che nel 1990 Donato di Gaetano, economista appassionato produttore di vini di eccellenza, fonda l’azienda agricola Tor de’ Falchi e, successivamente, crea il marchio Mirvita Opificium ArteVino. Al centro di una serie di progetti di riqualificazione rurale e produttiva avviati nel 2008 la proprietà ha riconvertito i vigneti, ha interamente ristrutturato l’antica masseria, adibita ora a struttura di accoglienza per il turismo enogastronomico e dell’arte culinaria e ha realizzato la cantina, emanazione e immagine di un progetto, fortemente voluto dal proprietario, che fonda cultura, incontri e amore per il vino. È un’idea, divenuta realtà, quasi unica che vuole tutelare, preservare e valorizzare i vitigni autoctoni, salvaguardare la biodiversità e fare di Mirvita Opificium ArteVino un vero e proprio spazio culturale, emozionale e sensoriale.

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Nelle sue forme, nella sua architettura e nella sua idea Mirvita Opificium ArteVino si ispira a Kazimir Malevich, pittore russo avanguardista, pioniere dell’arte contemporanea e fondatore del Suprematismo. Con il Suprematismo Malevich pone al centro della sua ricerca la supremazia della sensibilità pura dell’arte. L’esteriorità delle forme geometriche utilizzate diventa metafora e strumento per una realtà che non si ferma a una superficiale osservazione, ma penetra lo spazio e il luogo in cui è collocata, spingendo e stimolando l’osservatore a penetrare la realtà statica delle cose osservandone la bellezza delle forme, contemplando il gioco di intrecci che si fondono tra essi. Mirvita Opificium ArteVino, nei desideri del suo fondatore, è aperto al territorio, è un luogo di contaminazione tra culture a livello nazionale e internazionale. Si propone infatti come polo culturale ed eno-turistico-gastronomico di riferimento della Puglia “Imperiale”; tutto qui rimanda direttamente al Suprematismo, a partire dal progetto architettonico dell’azienda fino ad arrivare a packaging ed etichette oltre, ma non potrebbe essere altrimenti, a gran parte dei nomi dei vini stessi.

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Vini (la produzione comprende bianchi, rossi e rosati per un totale, ad oggi, di sette referenze) che nascono come prima vendemmia nel 2012, concentrandosi fino dai suoi inizi sulla riscoperta dei vitigni autoctoni quali il Nero di Troia, il Bombino Nero, il Moscato bianco Reale, l’Aglianico, il Montepulciano e il Fiano, che riprendono vita con una dettagliata cura dei singoli ceppi e delle loro inclinazioni. Undici gli ettari di Mirvita Opificium ArteVino, posti a un’altitudine che varia tra i 250 e i 350 metri di altitudine, per una produzione di altissima qualità, premiata con numerosi riconoscimenti italiani e d’oltralpe e spesso citata nelle più importanti guide del settore vinicolo. A riprova che arte e vino si possono, quasi si devono, sposare idealmente sotto l’egida di Kazimir Malevich.

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31 Marzo 2019

 

Testo   Andrea Matteucci

 

 

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